L'Alto Medioevo di Oderzo
Con la diffusione del cristianesimo l'allora Opitergium diventa sede vescovile: è curioso notare come dei cinque vescovi conosciuti della città, tre siano stati canonizzati: san Tiziano, san Magno e san Floriano.
La Diocesi di Oderzo ricalcava i confini amministrativi romani, e li ha mantenuti con poche varianti fino al giorno d'oggi. La Cattedrale sorgeva con ogni probabilità all'incrocio delle attuali via delle Grazie e via San Martino.
Con il declino dell'Impero Romano inizia un periodo nero per la città, che verrà più volte saccheggiata e distrutta dai Barbari, tra cui i Quadi e i Marcomanni nel 167 e i Longobardi di re Rotari nel 643.
Si dice anche da Attila, intorno al 452: questo ha alimentato una leggenda secondo la quale il celebre capo unno avrebbe nascosto il prezioso bottino dei suoi saccheggi gettandolo in un pozzo della città: il fatto che storie simili sono raccontate in altre città di fondazione romana in nord Italia forse prova l'inconsistenza storica di questa leggenda.
Intanto, nel 589, una spaventosa alluvione muta la geografia del Veneto e della Pianura Padana: oltre all'Adige e ad altri fiumi anche il Piave muta il suo corso assumendo quello attuale, circa 8 km più a sud-ovest.
La città si trova inevitabilmente coinvolta nelle guerra tra Longobardi e Bizantini per la supremazia in Italia. Nel 616 o nell'anno successivo, un periodo di tregua durato trent'anni termina improvvisamente dopo un tragico fatto di sangue avvenuto proprio a Oderzo.
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